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SALE

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Sale

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Comune di Sale






Sale è un esteso comune al centro della pianura compresa tra il Tanaro, lo Scrivia e il Po in un territorio fertile ed irriguo. Il capoluogo, un attivo centro agricolo e commerciale all’incrocio di importanti strade, rivela la sua origine di borgo medioevale, la cui cinta muraria (demolita nel 1825) ha permesso l’apertura di un ampio viale di circonvallazione e di giardini pubblici. Tra i prodotti tipici di Sale sono da segnalare i tradizionali grissini di Santo Stefano, fatti a mano, per i quali è in corso il riconoscimento a prodotto tipico e le zucchine.
 

Le origini di Sale risalgono al III-IV secolo dopo Cristo; nel 490 i Goti si stabilirono in questi luoghi molto acquitrinosi dove costruirono una fortezza. Nella zona si trovavano già tre tribù denominate in seguito le "Tre Sale" dal termine Sail della lingua gotica che significa dimora. Le Sale, indipendenti una dall’altra, vivevano attorno alle loro chiese: S.Siro, S. Giovanni, S. Calocero. Quando nel 55 Narsete, generale dell’impero di Bisanzio, sconfisse l’ultimo esercito dei Goti il recinto fortificato rimase pr lungo tempo disabitato finché le genti delle "Tre Sale" lo occuparono e vi posero la loro dimora. Di quell’epoca rimane una torre di vedetta: l’attuale campanile di Calocero. Dal 600 al 1000 gli abitanti delle Sale si trasferirono nel recinto fortificato; sorse così l’Oppidum Salarum. Come antico castello del comitato di Tortona Sale è citato per la prima volta in un atto del 23 gennaio 1029 allorché Gerardo, diacono professante la legge longobarda vendette al marchese Ugo di Oberto, conte di Tortona, alcune corti e manieri che costituivano parte dell’eredità obertenga tra cui la località di Sala roderadi cum castro. Sale fu protagonista delle lotte tra i Comuni e l’Impero: il territorio subì in più fasi mutamenti di confini essendo il borgo stato conteso nel 1155 dai Milanesi e dai Pavesi, infine, almeno dal 1164 rimase stabilmente a far parte del contado di Pavia. Il 24 giugno 1165 nella chiesa di S.Maria a S.Siro si riunirono i delegati dei Pavesi e quelli dei Tortonesi che firmarono la pace riconoscendo la supremazia di Pavia, alleata di Federico Barbarossa.
La scelta della chiesa di S.Maria e S.Siro a Sale quale sede della stipula del contratto non fu casuale ma aveva un preciso significato politico in quanto si trattava di un Comune alle porte di Tortona ma che si era schierato con Pavia nel corso dei conflitti precedenti e di una chiesa sita nel territorio della diocesi di Tortona ma appartenente a quella di Pavia.
Sale rimase ai Pavesi finchè non passò sotto la signoria dei Visconti nel 1363. In seguito passò a Francesco Bussone, conte di Carmagnola quindi ai Visconti e agli Sforza. Dopo la vittoriosa conquista francese del Ducato di Milano, il re Luigi XII investiva Sale al Cardinale di Amboise che nel 1500 lo vendeva al pavese Bergonzio Botta, i cui eredi nel 1549 lo cederanno a Costanzo d’Adda di Milano che ne mantenne il possesso sino all’estinzione della feudalità nel 1797.
Dal 1535 al 1748 Sale fu assoggettato, come la Lombardia, alla Spagna (1535-1714) e all’Austria (1714-1744) e, dopo la pace di Acquisgrana, passò con l’Oltrepò Pavese, sotto il dominio Sabaudo. Come territorio di confine Sale fu, per lunghi anni, luogo di passaggio di numerose truppe belligeranti: Napoleone Bonaparte vi transitò nel 1796 e il 13 giugno 1800 alla vigilia della battaglia di Marengo. Sale rimase nella provincia di Voghera fino al 1818 quando venne aggregata alla provincia di Tortona.
> Frazioni: Gerbidi (divisa con il comune di Castelnuovo Scrivia).
> Denominazione degli abitanti: salesi

CHIESA DI SANTA MARIA E SAN SIRO
Risalente ai sec. XI-XII in stile gotico lombardo, la chiesa di Santa Maria, costruita entro la cerchia del borgo di Sale, compare per la prima volta nei documenti nel 1165 durante l’accordo stipulato tra Pavesi e Tortonesi e ciò indica una dipendenza dalla diocesi di Pavia in quanto Tortona riconosceva la supremazia del potente vicino. S. Maria viene menzionata nel 1223 quando nella piazza antistante si svolse un accordo tra i conti Langosco di Sparvara, pavesi, e il Comune di Tortona. Nel 1425 è dipendente dalla pieve di S. Siro mentre nella visita pastorale del 24 settembre 1460 è citata come Santa Maria “in villario”. Nel 1805, per decreto napoleonico, la parrocchia di S.Maria fu annessa alla diocesi di Alessandria (divenuta poco dopo di Casale); il provvedimento rientrava nella riforma dei confini diocesani del Piemonte attuata dai Francesi e prevedeva che la giurisdizione religiosa dovesse seguire gli stessi confini della giurisdizione civile cioè dei dipartimenti. Infine, dal 1817, divenne parte della ricostituita diocesi di Tortona, La parrocchia del 1936 fu traslata per volere del vescovo Melchiorri nella frazione di Gerbidi mentre S.Maria divenne Santuario della Madonna della Guardia. A partire dall’ottobre 1937 il rettore del Santuario, don Umberto Franzosi, già protagonista del restauro della parrocchiale di Santa Maria di Pontecurone, iniziò una serie di lavori di recupero della chiesa: rifece il tetto, demolì gli altari laterali, fece mettere in opera serramenti e vetrate nuovi. Nel 1938 attuò il restauro interno con la demolizione del vecchio pavimento e l’eliminazione dell’intonaco biancastro che ricopriva le volte e le pareti della chiesa e si procedette ad una nuova decorazione interna fatta da Domenico Fossati, pittore di Tortona che riproponeva una decorazione ad affresco rinvenuta durante i lavori. Vennero anche alla luce undici profeti dipinti sull’arcone del presbiterio e i quattro evangelisti della volta dell’abside. A partire dal 1984 un gruppo di cittadini ha dato vita ad un comitato che è riuscito in pochi anni a recuperare la chiesa rifacendo il tetto e restaurando gli affreschi del presbiterio. La chiesa, ampliata e rimaneggiata forse a cavallo dei secoli XIV-XV porta alcune date sicure inerenti agli affreschi ed altre opere. La struttura di S. Maria e S. Siro è ancora legata a modelli romanici nonostante presenti numerose caratteristiche gotiche; l’impianto è longitudinale, l’asse principale è orientato da levante a ponente e l’interno è ripartito in tre ampie navate di cinque campate ciascuna scandite da robuste colonne cilindriche con capitello cubico. La più ampia abside centrale e le due absidi laterali sono a pianta quadrata con pareti di fondo rettilinee e presentano volte a crociera. La facciata è a capanna, scandita da contrafforti longitudinali sormontati da pinnacoli che segnano l’organizzazione interna della navate alle quali corrispondono i tre portali ad arco a sesto acuto leggermente strombati.
Il portale centrale è contornato da costoloni e ornamentazioni in cotto che vivacizzano l’austera facciata risalente alla prima metà del XV secolo quando i tre portali vennero incorniciati da una fascia decorata con formelle di cotto.
La tipologia dei portali della chiesa è riferibile all’architettura del gotico novarese-lomellino che ha nel duomo di Mortara e nell’abbazia di SS. Nazario e Celso di San Nazzaro Sesia due classici esempi. Una delle caratteristiche del gotico lombardo è la ricca decorazione in cotto, a mattoni stampati, che ornano porte, rosoni e finestre. La facciata attuale a capanna, scandita da due salienti, è frutto però di una ricostruzione seguita al crollo del vecchio campanile avvenuto il 5 febbraio 1704 per cui solo la parte destra è originale, il portale centrale e quello di sinistra furono rifatti ad imitazione dell’originale.
La presenza di numerosi riquadri ad affresco riconducibili all’area pittorica lombarda del secolo XV con caratteristiche di stile e gusto di alta qualità contribuiscono a rendere la chiesa uno degli esempi più rilevanti nel panorama pittorico locale ad affresco.
Sulla parete sinistra della chiesa, all’altezza della quarta campata, compare parte di un ciclo dedicato alla morte di Cristo in cui è riscontrabile la mano di pittori diversi ma appartenenti allo stesso ambito culturale e alla stessa scuola. Questi affreschi, riconducibili a pittori di formazione locale, sembrano databili tra il terzo e il quarto decennio del Quattrocento. Con gli affreschi dedicati alla morte del Cristo interferisce un affresco più tardo, di rara bellezza, che rappresenta la Vergine e Sant’Elisabetta con i rispettivi bambini tra le braccia. Le due donne sono raffigurate sedute in una stanza sullo sfondo della quale, attraverso una porta se ne intravede un altra dove è visibile un caminetto. Questo attento e inusuale studio della prospettiva e la presenza del camino fanno supporre legami e aggiornamenti con la cultura nordica tedesco-fiammingache suscitano un forte interesse. L’affresco è databile intorno al primo quarto del XVI secolo.

CHIESA DI SAN CALOGERO
L’antica pieve di San Calogero è citata nel 1162 quando venne confermata da papa Adriano IV al vescovo Oberto di Tortona: si trovava appena a sud del borgo fuori la porta di sotto chiamata nel XVI secolo porta S. Calogero. La nuova chiesa fu ricostruita nel borgo tra il XV e il XVI secolo mentre i resti dell’antica pieve vennero demoliti nel 1576. Alla fine del XV secolo è databile il campanile senza guglia e coronato da una decorazione pensile in cotto (si tratta della costruzione più antica del paese). Nel 1563 la chiesa era già stata consacrata mentre le volte risalgono ai primi anni del XVII secolo. La facciata fu rinnovata in stile eclettico nel 1926-27 per volere dell’arciprete Giuseppe Rognoli su progetto dell’architetto milanese Giovanni Muzio. Interessante la tavola cinquecentesca Madonna col Bambino, S. Giovannino, S. Giuseppe, S. Rocco e S. Sebastiano visibile sulla parete di fondo del presbiterio. Attribuita in passato al pittore piemontese Bernardino Lanino, l’opera, costituita dall’insieme di tre tavole distinte, si caratterizza invece come prodotto di scuola. La tela Madonna con Bambino, S. Calocero e S.Rocco (secolo XVI) orna la prima cappella della navata sinistra. Al centro del quadro si trova lo stemma del comune di Sale simbolo di una committenza avvenuta in passato da parte della stessa municipalità per la chiesa come il S.Calogero inserito nel gruppo in adorazione mostra chiaramente.

CHIESA DI SAN GIOVANNI
In tardo stile gotico.La chiesa di San Giovanni, antica pieve esistente fuori dal borgo sulla strada per Tortona è ricordata per la prima volta nel 1009. La pieve è poi citata nel testamento del miles Giorgio dell’11 maggio 1091, il quale lasciava alla chiesa mille pertiche di terreno. Alla fine del XIII secolo la chiesa fu posta sotto il patronato dei monaci di S.Marino di Pavia (come testimonia un atto delle pergamene di Rivalta del 1306) ma a partire dal 1418 i parrocchiani salesitentarono si svincolare la chiesa dai monaci pavesi. Nel 1434 ottennero la nomina di un loro parroco svincolato da S.Marino ma solo con la bolla papale del 22 aprile 1450 S. Giovanni venne separata dal monastero pavese. La vecchia pieve fu abbandonata a causa della costruzione della nuova chiesa e risulta un rudere nella visita pastorale Gambara del 1595. La fondazione della nuova chiesa di San Giovanni risale al 1453 quando fu posta la prima pietra nell’area del borgo appartenente al monastero pavese di S.Marino. Pochi anni dopo fu edificato il notevole campanile splendido nella struttura gotica a cuspide e nella partitura muraria arricchita dall’inserimento di bacini ceramici. La nuova costruzione fu consacrata nel 1535 dal vescovo di Vigevano e completamente rimaneggiata nelle volte e nella facciata alla fine del XVII secolo ad opera dell’arciprete Grandi e riconsacrata dl vescovo Settala nel 1681. Fu il parroco Secondo Da Milano, in carica dal 1943 al 2000, a restaurare completamente la chiesa rifacendo in marmo tutti gli altari e restaurando l’organo Lingiardi e la facciata (1982).
L’arredo pittorico della chiesa di San Giovanni fu incrementato agli inizi del XIX secolo quando le leggi napoleoniche di soppressione degli enti religiosi costrinsero il forzato trasloco di oggetti sacri che trovarono ricovero nella chiesa grazie alla sensibilità di don Prospero Stramesi, all’epoca parroco di S.Giovanni, vero cultore della storia locale.
Sul primo altare della navata sinistra si trova la tela settecentesca S.Anna e la Vergine Bambina acquisita da don Prospero Stramesi dopo la soppressione del convento francescano di S.Bernardino nel quale il dipinto era conservato. A sinistra del presbiterio, l’altare della Madonna Immacolata, fatto erigere nel 1947 quale voto della comunità salese ospita una statua lignea policroma degli inizi del XVIII secolo un tempo anch’essa nel convento di S.Bernardino. Sulla parete di fondo del presbiterio è collocata la tela cinque-seicentesca della Crocifissione con S.Diego, S.Bernardino e quattro committenti proveniente sempre dal convento francescano. L’artista gaviese Luigi Montecucco (1805-1877) ha lasciato anche in Sale testimonianza della sua attività scultorea su legno: nella cappella a destra del presbiterio si trova la statua lignea policroma della Madonna Assunta proveniente dall’oratorio di S. Stefano soppresso dal comune di Sale nel 1914.
L’edificio conserva nella zona absidale una decorazione ottocentesca ad affresco (1856 ca.) di Francesco Mensi; dello stesso artista sono alcune tele che ornano gli altari laterali (S.Isidoro secondo altare della navata destra; Anime Purganti primo altare della navata destra e la Madonna del Buon Consiglio sul secondo altare della navata sinistra). Mensi, pittore ricercato e fecondo, si distinse per la sua raffinateza stilistica, per la purezza delle forme privilegiando temi sacri e ritratti insieme a soggetti storici e mitologici.

CONCORSO BIENNALE DI CANTO LIRICO LUIGIA STRAMESI
Il concorso è intitolato a Luigia Stramesi ( soprano 1831-1902) e la prima edizione si è tenuta nel maggio 2001. Il Concorso Musicale Internazionale nasce per onorare la figura della cantante lirica salese ed è aperto a tutti i musicisti di qualunque nazionalità. Il concorso si tiene nei mesi di maggio-giugno.
 

Telefono:
Municipio: 0131 84178
FAX 0131 828288
  
Popolazione, ab.:
4357
 
Zona Geografica:
Italia nord occidentale, Regione Piemonte, provincia di Alessandria, pianura Valle Scrivia
  
Altitudine m:
83
 



Ultima Revisione: 11/30/2005 a cura della redazione IAT
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